‎”Ai giovani designer consiglio di andare a zappare la terra.”

… “delle scuole che parcellizzando il lavoro, producono solo schiavi. Pensare è un lusso, fa perdere tempo e fa aumentare i prezzi. Se sono stato un buon designer è perché non ho fatto nessuna scuola, non ho un diploma e non faccio questo lavoro da professionista. Non come queste ‘starlette’ che si aggirano ai saloni del mobile” …

… “a cambiarmi la vita è stato un viaggio che feci, senza un soldo, a Firenze e a Roma. Restai per due giorni dentro la Cappella Sistina. Il primo, in piedi, a guardare il Giudizio Universale. Il secondo, sdraiato sul pavimento, ad ammirare la volta. Quando, a fine giornata, l’inserviente mi cacciò via ero tristissimo: avevo capito che, nella società in cui vivevo, non avrei mai potuto raggiungere quella qualità del disegno.” …

… “Io come riferimento ideale ho Masaccio, Saffo, Bosch. Quando sento che i giovani designer considerano come maestro Alessandro Mendini mi arrabbio sul serio” …

… “Loro sono liberi dal pacchetto delle normative. Nei primi due anni di vita, meriterebbero un Nobel per lo sforzo cognitivo che fanno, costruiscono il loro sapere attraverso il processo ‘dell’uno-due’: prassi-teoria. Ogni esperienza nuova, che si somma al ricordo delle altre, rimette a punto le conoscenze acquisite. Io nonostante gli ottanta anni, sono ancora all’uno-due, continuo a imparare. Per me non è importante il progetto finito, ma il suo processo. Tant’è che se a un certo punto, per questioni produttive, non mi dicessero di fermarmi, continuerei a lavorare continuamente allo stesso oggetto” …

… “Il mercato, soprattutto oggi, ha una legge ferrea: l’oggetto di design deve morire il più rapidamente possibile inducendo il pubblico a considerare quelli precedenti come passati d moda. Solo così designer, tecnici dell’industria e imprenditori possono continuare ad esistere mantenendo prezzi folli. Il design non è altro che un’operazione pubblicitaria in un sistema produttivo basato sull’ignoranza del pubblico.” …

Enzo Mari
pagg. 84-87 intervista di Marco Romani per “il venerdì di Repubblica” del 19 agosto 2011.

È un grande.


A presto,
MAX