Appunti e pensieri digitali on demand

Un giorno ascoltai una persona, ora non c'è più, se ne è andato sicuramente in un posto migliore, che disse: "la vera rivoluzione è la condivisione".
Ne ho fatto uno stile di vita ed ho coniato per me questo motto: "condivisione d'idee".
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Che bello leggere su repubblica.it che i manager licenziati con l’attuale crisi si permettono (visto i bonus stratosferici che percepivano) di cambiare lavoro facendo quello che più gli piace.

Bello poter scegliere quando non hai problemi di soldi……. ma grazie al cappero (e non volevo dire cappero!)

Quando si dice che piove sempre sul bagnato.

Vorrei farli vivere come una famiglia londinese media, con un mutuo e un figlio (e mi sono allargato parecchio perché i londinesi percepiscono di più rispetto alla restante forza lavoro d’oltre manica, è anche vero che il costo della vita è più alto, però intanto fatemi prendere di più che dopo come mi organizzo le spese ci penso io!!).

Chissà se uno della famiglia media londinese che perde il lavoro si può permettere di “scegliere” il prossimo lavoro oppure deve “prendere” quello che trova, se lo trova.

Dopo che avrete letto l’articolo, secondo me vi potreste anche un pò incazzare se andate al ristorante (sempre se ve lo potete permettere) e incontrate chi vi ha venduto un mutuo sub-prime ed ora “vi cucina per benino” un bel piatto di Italian macaroni with tomato sauce.

Fortunatamente da noi è tutto diverso…

Se freghi entri direttamente in politica come deputato, oppure se sei un grande manager ti promuovono a gestire una delle (fortunatamente poche) grandi aziende dello Stato. Ma questa è un altra storia.

P.S.:Sempre più convinto che è ora di iniziare a far sentire la mia voce con un blog! Così almeno mi sfogo on-line invece che incazzarmi da solo, visto mai che incontro consensi!

a presto,
MAX

Che dire… illuminante, anche se alcune cose già le avevo intuite da solo.

un piccolo estratto per chi non vuole andare a leggere:

"Gli investitori (i capitalisti) hanno rinunciato sempre piú alla produzione di beni reali a causa del forte calo dei profitti nel settore manifatturiero. Il calo si è verificato in quanto i fabbricanti, in condizioni capitalistiche, si sono trovati a dover competere in un mercato globale per la vendita dei loro prodotti, cosicché la sola via per sopravvivere consisteva nell’ abbassare i prezzi a livelli minimi; per di piú le fabbriche avrebbero anche dovuto essere provviste delle piú moderne e costose attrezzature. I grossi investimenti per questi macchinari avrebbe intaccato indubbiamente i profitti, riducendoli drasticamente."

in questo link trovate l’articolo originale in inglese.

a presto,
MAX

L’impronta economica

Il tipico paio di scarpe da 100 euro delle marche più famose (realizzato in Vietnam, India, Thailandia…) all’origine costa intorno 5-6 euro tra materiale e mano d’opera; gli altri 94 euro che escono dalle vostre tasche pagano solo marketing, intermediazioni e profitti.

Bioworld blog

A presto,
MAX

knowledgeecosystem:

Nell’economia della conoscenza assistiamo paradossalmente a una progressiva svalutazione del lavoro intellettuale che riguarda un po’ tutti gli outsider: lavoratori non dipendenti , giovani che stanno entrando nel mercato del lavoro, freelance, professionisti autonomi ecc.. In assenza di contrattazione collettiva, i committenti approfittano dell’ampia disponibilità dell’offerta (e della difficoltà di molti) e propongono compensi sempre più bassi.

È un tratto tipico del nostro Paese, dove esiste, nel rapporto con le imprese una forte asimmetria di potere tra chi compra e chi vende. Questa tendenza non può che disincentivare l’investimento sulle competenze con effetti molto negativi per tutto il sistema sociale e l’economia interna. In merito alla proposta di Sacconi, che parla di equo compenso, riteniamo sia necessario prevedere dei minimi tariffari studiati per le diverse prestazioni professionali.



A presto,
MAX

Vivo a Milano 2, in un quartiere costruito dal Presidente del Consiglio.

Lavoro a Milano in un’azienda di cui è principale azionista il Presidente del Consiglio.

Anche l’assicurazione dell’auto con cui mi reco a lavoro è del Presidente del Consiglio, come del Presidente del Consiglio è l’assicurazione che gestisce la mia previdenza integrativa.

Mi fermo tutte le mattine a comprare il giornale di cui è proprietario il Presidente del Consiglio.

Quando devo andare in banca, vado in quella del Presidente del Consiglio.

Al pomeriggio, quando esco dal lavoro, vado a far la spesa in un ipermercato del Presidente del Consiglio, dove compro prodotti realizzati da aziende partecipate dal Presidente del Consiglio.

Alla sera, se decido di andare al cinema, vado in una sala del circuito di proprietà del Presidente del Consiglio e guardo un film prodotto e distribuito da una società del Presidente del Consiglio: questi film godono anche di finanziamenti pubblici elargiti dal governo presieduto dal Presidente del Consiglio.

Se invece la sera rimango a casa, spesso guardo la TV del Presidente del Consiglio, con decoder prodotto da società del Presidente del Consiglio, dove i film realizzati da società del Presidente del Consiglio sono continuamente interrotti da spot realizzati dall’agenzia pubblicitaria del Presidente del Consiglio.

Seguo molto il calcio e faccio il tifo per la squadra di cui il Presidente del Consiglio è proprietario.

Quando non guardo la TV del Presidente del Consiglio guardo la RAI, i cui dirigenti sono stati nominati dai parlamentari che il Presidente del Consiglio ha fatto eleggere.

Quando mi stufo navigo un po’ in internet, con provider del Presidente del Consiglio.

Se però non ho proprio voglia di TV o di navigare in internet leggo un libro, la cui casa editrice è di proprietà del Presidente del Consiglio.

Naturalmente, come in tutti i paesi democratici e liberali, anche in Italianistan è il Presidente del Consiglio che predispone le leggi che vengono approvate da un Parlamento dove molti dei deputati della maggioranza sono dipendenti ed avvocati del Presidente del Consiglio, che governa nel mio esclusivo interesse, per fortuna.

Come ti giri, c’è lui

(fonte: anonimo)

(via postoditacco)

A presto,
MAX

Giulio Tremonti ad Annozero ha appena detto che
sì vabbè c’è la crisi però meno male che l’italia è fondata sui comuni, ottomila comuni che restituiscono quel senso di comunità che è fondamentale perché è meglio avere ottomila comuni piuttosto che le metropoli che le metropoli non danno quel senso di comunità e poi per fortuna l’italia per superare la crisi oltre i comuni ha anche l’inps e le famiglie,

che è più o meno quello che diceva mia nonna con la quinta elementare quando diceva che lei preferiva vivere nel paesino perché nel paesino se uno gli viene un calo di pressione e si sente male bussa alla vicina di casa che porta subito un bel bicchiere di acqua e zucchero mentre invece se sei a londra o a parigi e ti senti male nessuno ti viene a portare bontà e buoni sentimenti che ognuno pensa ai fatti suoi:

insomma mia nonna poteva fare il ministro dell’economia. peccato che è morta senza saperlo.

¡TuttoFaMedia! (via fastlive)

A presto,
MAX

Questa mattina, con un giorno di ritardo, dopo averlo messo tra i favoriti, leggo il bel post di Massarotto pubblicato su Wired.it riguardo il suo giro estivo negli USA e gli italiani incontrati, la gran positività e l’ottimismo che ha trovato in quella terra piena di opportunità che si chiama California nonostante la crisi che incombe in tutto il mondo e che in America ha fatto comunque tanti danni. Pieno di ottimismo inizio la giornata lavorativa sognando ad occhi aperti.

Poi durante la meritata pausa caffè di mezza mattina inizio a leggere il mio flusso di twit e uno in particolare mi colpisce, quello di PMI Italia che riporta la notizia della Banca Mondiale la quale ha stilato una classifica sulla facilità di fare impresa.
Siamo in 80ª posizione mondiale (su 183 classificate), perdendone 4 dal 2009. In Europa siamo dietro anche all’Albania e superiamo solo la Grecia.

Poi ancora clicco su un link di Facebook un post di Giornalettismo che intervista dei giovani svedesi i quali si ritengono soddisfatti del loro governo e delle politiche sociali pur avendo una delle pressioni fiscali più elevate d’Europa.

Poi ritorno clicco e leggo repubblica.it, il corriere.it ed il sole24ore.

Sono 8 ore che penso e non trovo soluzioni se non quella di andarmene via con la famiglia e cercare di dare un futuro migliore ai miei figli.

A presto,
MAX

pedroelrey:

Quars, l’indice di qualità regionale dello sviluppo. A differenza del Pil, il Quars misura il benessere delle regioni italiane basandosi volutamente su indicatori diversi da quelli tradizionali e tiene conto di parametri come la distribuzione del reddito, la solidarietà, la quantità di lavoro sommerso, le iniziative di welfare pubblico, la tutela dei diritti di genere e di cittadinanza, il rispetto dell’ambiente, la qualità dell’aria, il numero di asili nido per abitante e la soddisfazione degli utenti nelle strutture sanitarie e negli ospedali.



Contento di abitare nelle Marche. :-)

A presto,
MAX